Imprese: la sfida della sostenibilità

L’Europa preme per integrare Sostenibilità e Finanza.

L’Europa da decenni è in prima fila per promuovere le tematiche ambientali e la sostenibilità.

Oggi l’impegno degli organismi comunitari sul fronte della transizione verso un sistema economico sostenibile, ‘low-carbon’ e a maggiore efficienza energetica, si allarga alla costruzione di un sistema finanziario capace di supportare una crescita sostenibile.

Lo sviluppo di una finanza sostenibile è oggi uno degli obiettivi dell’azione della Comunità europea. Laddove per ‘finanza sostenibile’ si intende comunemente ogni apporto finanziario, a titolo di investimento in capitale di rischio o finanziamento, in imprese condotte secondo criteri ambientali, sociali e con una gestione trasparente.

Un documento fondamentale a questo riguardo è l’Action Plan sulla finanza sostenibile elaborato dalla Commissione nel marzo 2018: “Con l’adozione nel 2015 dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, i governi di tutto il mondo hanno scelto una via più sostenibile per il nostro pianeta e la nostra economia. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile è incentrata su 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Nei prossimi 15 anni questi obiettivi ci guideranno nella preparazione di un futuro in grado di garantire la stabilità, un pianeta sano, società eque, inclusive e resilienti nonché economie prospere. L’accordo di Parigi, firmato nel dicembre 2015 da 195 paesi, costituisce il primo accordo universale sul clima mondiale per adattare e rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici e per limitare il riscaldamento climatico a un valore ben inferiore a 2°C.

La sostenibilità e la transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio, più efficiente in termini di risorse e circolare sono elementi fondamentali per garantire la competitività a lungo termine dell’economia dell’UE. Da molto tempo la sostenibilità si trova al centro del progetto dell’Unione europea e i trattati dell’UE ne riconoscono le dimensioni sociale e ambientale. L’UE è impegnata a favore di uno sviluppo che soddisfi le esigenze delle generazioni presenti e future, creando nel contempo nuove opportunità di occupazione e investimento nonché garantendo la crescita economica. Molte delle priorità della Commissione per il periodo 2014-2020 confluiscono negli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione nonché nei lavori intesi a realizzare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. La Commissione sta inoltre lavorando al documento di riflessione della Commissione “Verso un’Europa sostenibile entro il 2030” e ha varato una piattaforma multilaterale per lo scambio delle migliori prassi relative all’attuazione degli OSS…..” (dal Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile – Commissione Europea 8/3/2018).

L’Action plan della Commissione fissa una strategia per connettere finanza e sostenibilità, stabilendo alcune azioni chiave: (1) stabilire una classificazione chiara e dettagliata per le attività sostenibili, così da creare un linguaggio comune a tutti gli attori del sistema finanziario; (2) stabilire ‘EU labels’ per i prodotti finanziari ‘green’ in modo da aiutare gli investitori a facilmente identificare i prodotti che rispondono a criteri sostenibili; (3) introdurre misure per chiarire gli obblighi degli ‘asset managers’ e degli investitori riguardo alla sostenibilità; (4) rafforzare la trasparenza delle imprese sulle rispettive politiche ambientali sociali e di governance (ESG), affinchè gli investitori ottengano informazioni corrette; (5) introdurre nella regolamentazione di Banche e Assicurazioni elementi per la rilevazione del rischio climatico dei clienti, creando così un ulteriore ‘nudge’ in favore della sostenibilità.

Si attende a breve l’emissione di un REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sull’informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità che andrà a modificare la direttiva UE 2016/2341.

Nel frattempo, in conformità a quanto stabilito nell’Action Plan, un gruppo di esperti (EU Technical Expert Group on Sustainable Finance) ha definito lo standard per i ‘green bonds’ europei giungendo (Interim Report d.d. 6 marzo 2019).

I giovani in piazza

Stiamo assistendo ad una sorprendente mobilitazione generale dei più giovani in favore dell’ambiente e del clima.

È vero infatti che un insieme di fattori alimenta l’urgenza di cambiamento del sistema economico nella direzione della sostenibilità, accelerando un processo di trasformazione che sta interessando tutto il pianeta, con un sentimento comune di fondo: la percezione che “dopo” niente sarà più come prima. I modelli di consumo, gli stili di vita individuali e sociali, il nostro rapporto con i temi ambientali, la struttura dei costi delle imprese, i sistemi di produzione, la finanza, tutto sta cambiando rapidamente sotto l’urgenza della ricerca di un nuovo paradigma esistenziale capace di soddisfare le aspirazioni individuali e collettive.

Anche le imprese devono scegliere come giocare questa partita strategica, dal cui esito dipende la loro continuità nel tempo e il loro successo.

Abbiamo vissuto negli anni recenti una recessione globale, effetto combinato delle crisi della finanza e dell’economia reale, dell’energia, del riscaldamento globale, in cui si sono manifestate le debolezze del modello liberista e gli eccessi ad esso correlati. Abbiamo imparato che i Paesi afflitti da gap strutturali sul fronte dell’organizzazione e delle finanze statali e del sistema socio economico, possono alimentare essi stessi dinamiche critiche i cui effetti nefasti si ribaltano sui cittadini.

Oggi, mentre l’economia europea fatica ad agganciare la crescita, un mix di squilibri economici, di guerre, di povertà, speranze, muovono verso l’Europa masse immani di persone alla ricerca di una vita migliore, un po’ ovunque si solidificano paure ed avanzano preoccupati fenomeni politici.

La sfida della sostenibilità

L’eccezionale gravità della crisi economica appena trascorsa e alcune emergenze sociali ci hanno trasmesso una sorta di ‘miopia temporanea’, per cui vediamo l’ambiente e l’energia in una prospettiva sfumata; ma in realtà, questi sono i grandi temi che tutti, cittadini imprese e Istituzioni, dobbiamo affrontare senza più dilazioni: perché il tempo è finito e le nostre scelte passate e attuali misurano l’eredità, positiva o negativa, che stiamo preparando per le generazioni future. Siamo testimoni diretti dello scioglimento dei ghiacciai alpini, dell’aumento della frequenza dei fenomeni atmosferici estremi, dell’innalzamento delle temperature, eventi che gli scienziati più autorevoli ascrivono al riscaldamento del pianeta.

Non a caso, come abbiamo già detto, l’Unione Europea colloca il cambiamento climatico tra le “minacce ambientali, sociali ed economiche più gravose per il nostro pianeta…. Le conseguenze potenzialmente catastrofiche possono essere evitate solo con decurtazioni considerevoli ed immediate delle emissioni globali. Una transizione rapida verso un’economia mondiale a ridotto tenore di carbonio è per tanto la prima priorità della strategia globale dell’Unione Europea per il contenimento del cambiamento climatico” (Commissione Europea, Adattarsi al cambiamento climatico). D’altra parte, i modelli e i sistemi produttivi che hanno permesso lo sviluppo economico del 20° secolo hanno un futuro a termine, perché i combustibili fossili si esauriranno entro pochi decenni, dati i livelli di consumo attuali e prospettici.

Investimenti per un’impresa green

Negli ultimi 50 anni si è strutturata una forte coscienza ambientale, grazie all’effetto combinato dello sviluppo sociale ed economico in un contesto di legalità, del confronto democratico e delle politiche europee.

La conversione del sistema economico mondiale verso una dimensione sostenibile ha la portata e le potenzialità di una nuova rivoluzione industriale (Jeremy Rifkin). In questa prospettiva “Serve la capacità di vedere il mondo con occhi diversi da quelli con cui lo vedono tutti gli altri e di cogliere prima degli altri i segnali del cambiamento” (Franco Bernabè).

Il processo verso la sostenibilità è guidato da vari drivers: la cultura dell’ambiente e i cittadini / consumatori; le Istituzioni; tecnologia, efficienza economica ed opportunità di business.

La domanda di ‘economia green’

La cultura dell’ambiente orienta le scelte dei cittadini / consumatori, nei rapporti con le Istituzioni, nella politica e, ovviamente, anche in ambito economico.

Costituisce patrimonio collettivo il concetto di sviluppo sostenibile, ovvero di una dinamica (economica, delle città, delle comunità) che non comprometta la possibilità delle future generazioni di perdurare nella crescita preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali esauribili.

La sensibilità ambientale genera nuovi ‘stili’ che si stanno rapidamente diffondendo, non come moda effimera ma piuttosto come effetto di una maturazione collettiva, irreversibile: basti pensare all’affermazione di concetti come carbon foot print, tracciabilità, KM0, Slow (Food, Tourism, Mountain!) e a tutto il mondo che vi ruota attorno.

La gente domanda prodotti bio certificati, e non solo alimentari; chiede la tracciabilità dei prodotti; esige un packaging biodegradabile; vuole conoscere se le industrie che li hanno prodotti abbiano un certificato ambientale e se siano stati rispettati i diritti dei lavoratori.

Le Istituzioni

È senza dubbio cruciale il ruolo delle Istituzioni nell’orientare le scelte pubbliche e private verso la sostenibilità ma anche nel promuovere best practice ed effetti imitativi virtuosi: emanazione di politiche ambientali, azioni di comunicazione e sensibilizzazione su larga scala, investimenti pubblici, meccanismi di selezione inseriti nei bandi pubblici, progetti di ricerca, contributi pubblici, piani strategici territoriali, adesione a protocolli internazionali e via dicendo.

L’orientamento delle Istituzioni contribuisce a creare il sentiment collettivo anche nell’epoca del web e della comunicazione orizzontale.

La forza delle Istituzioni nel promuovere la sostenibilità va associata alla dimensione dello stato di diritto, perché la sensibilità e le azioni ambientali evolvono in un contesto di legalità e di diffusa etica socio economica.

E qui risiede una delle tante sfide che i Paesi in via di sviluppo devono affrontare: poiché l’adozione di politiche ambientali e delle misure conseguenti richiede un’evoluzione profonda del sistema socio culturale e politico in un contesto fatto di regole chiare, di istituzioni democratiche e di efficace contrasto alla criminalità. A noi europei tutto questo può apparire una sciocchezza, ma ci sono persone in altre parti del mondo che dedicano la vita e assumono rischi personali gravissimi per suscitare una consapevolezza ambientale e per combattere contro uno status quo impietoso (Basti pensare al lavoro di Tauquir Ahmed attore e regista del Bangladesh– www.tauquirahmed.com).

Tecnologia, efficienza economica ed opportunità di business

Il confronto con la sostenibilità è un appuntamento strategico che le imprese non possono mancare né differire, perché da esso dipende la capacità di stare sul mercato e di continuare nel tempo.

D’altra parte, in tutti i settori lo sviluppo tecnologico consente di raggiungere livelli di qualità, di efficienza energetica e di contenimento delle emissioni altamente performanti, anche sul piano dell’efficienza economica. Ritardi nell’adeguamento degli impianti industriali producono un arretramento degli standard qualitativi e del rapporto qualità/prezzo, agevolando fatalmente i competitors.

Sappiamo per altro che in un’economia sempre più globale i costi della compliance ambientale favoriscono i prodotti provenienti da Paesi dove la produzione richiede meno regole, dando luogo a perverse dinamiche di dumping.

Conclusioni

Cambiare i nostri stili di vita e di consumo in una logica di incrementata sostenibilità non è facile, ma forse stiamo comprendendo che dobbiamo fare qualcosa in prima persona e non possiamo limitarci a pensare che la responsabilità sia altrove.

Dovremmo aver compreso che l’impegno individuale è importante, perché i nostri comportamenti individuali non sono fatti isolati ma si replicano nella moltitudine e producono un impatto massivo.

Le imprese, grandi e piccole, devono scegliere come confrontarsi con le tematiche della sostenibilità e come relazionarsi con il Territorio che le ospita, infatti la partita ambientale è sempre più strategica, anche rispetto alla capacità di continuare nel tempo e di crescere. Pianificare e finanziare la riconversione dei luoghi di produzione, sostituendo i vecchi macchinari con sistemi produttivi più efficienti e green, rappresenta una necessità.

L’investimento in imprese che abbiano adottato sistemi di gestione ambientale e/o criteri ESG (ESG = Environmental, Social, Governance), registra un trend in costante crescita negli ultimi anni, è noto infatti che gli investimenti sostenibili e responsabili (SRI) mirano a creare valore nel lungo termine, per le imprese ma anche per la società nel suo complesso.

Le Istituzioni europee stanno spingendo il mondo della Finanza a valorizzare gli investimenti che rispondono a criteri cd. ESG. Appare quindi inevitabile che le imprese e gli Enti in grado di coniugare i drivers ambientali, di responsabilità sociale e di trasparenza, creeranno un Valore riconoscibile anche dalle istituzioni finanziarie.

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